Una settimana di rapporti e di dati molto interessanti sullo stato dell’arte della digitalizzazione in Italia. Secondo “Il Digitale in Italia 2024”, studio annuale realizzato da Anitec-Assinform, il mercato digitale nel nostro Paese continua a crescere a un tasso superiore rispetto al Pil nazionale (2,1% vs. 0,9%). Gli investimenti nel settore, arrivati a valere 78,7 miliardi di euro, continuano a crescere soprattutto grazie agli sforzi e ai progetti del Pnrr e ai crediti di imposta 4.0 e 5.0. Inoltre, secondo il rapporto, il mercato continuerà a espandersi anche nei prossimi anni con una crescita media annua del 3,9%. Anche la Commissione europea ha pubblicato un rapporto in cui fa il punto sullo stato di avanzamento dell’Italia rispetto ai target del Digital Decade, il decennio digitale dell’Ue. Secondo lo studio, l’Italia nell’ultimo anno ha compiuto progressi importanti nell’e-government (in particolare in merito alla sanità digitale) e nell’installazione di reti gigabit. Le sfide principali, invece, riguardano le lacune nelle competenze digitali e il ritardo delle imprese nell’adozione di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale.
E a proposito di e-government, dal 15 luglio partirà in Italia la sperimentazione dell’IT Wallet, un portafoglio digitale nel quale i cittadini potranno inserire patente, passaporto, tessera sanitaria, carta d’identità e altre tipologie di documenti e certificazioni. La sperimentazione partirà per un campione ridotto di cittadini all’interno dell’app IO: si tratta dell’avvio di una roadmap che – se non ci saranno intoppi – renderà disponibile il servizio a tutti i cittadini entro l’inizio del 2025 (con un’app dedicata). Grazie all’IT Wallet, per fare alcuni esempi, sarà più semplice acquistare farmaci che richiedono la ricetta medica, noleggiare un’auto o fare una SIM senza presentare i documenti di persona. La strada verso l’European Digital Identity (Eudi) Wallet è tracciata e l’IT Wallet è il primo passo verso un’identità digitale europea semplice, sicura e affidabile.
Infine non può mancare il consueto appuntamento Unione europea vs. Big Tech. La Commissione europea ha formalmente accusato Meta di aver violato il Digital Markets Act (DMA) attraverso l’introduzione di un piano a pagamento per la rimozione della pubblicità. Secondo l’Ue, Meta obbligherebbe gli utenti a pagare questo abbonamento (circa 14€ per Instagram e 13€ per Facebook) oppure ad accettare la pubblicità basata sulla profilazione dei dati personali, senza fornire una terza opzione che svincoli gli adv dal consenso all’utilizzo dei dati personali. Qualora le accuse venissero confermate, la Commissione potrà emettere nei confronti di Meta una multa pari al 10% del fatturato globale dell’azienda. Ora la palla passa a Meta.


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